Tony Levin e gli Stick Men a Lanciano

14 Agosto 2013

Tony Levin e gli Stick Men a Lanciano

di Andrea Marchegiani
foto di Gianluca Scerni

Non mi sembra ancora vero, anzi, mi appare ancora un po’ strano il fatto di avere assistito ad un concerto del genere in piazza. Un fantastico regalo fatto alla città di Lanciano dalla bella realtà dell’associazione Lanciano Blues Festival e da Lucio Di Francesco che, sfidando immancabili problemi di budget, sono riusciti in un intento davvero titanico, considerata anche la gratuità dell’evento. Un altro punto importante è il piacere ed il coraggio di aver voluto far conoscere artisti di notevole spessore, tra i migliori in circolazione ma purtroppo di nicchia. Nonostante ciò, il riscontro di piazza è stato davvero buono, considerato anche il fatto, che il periodo di vacanze abbia decimato un po’ il numero di spettatori potenziali.

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Sono le 22.15 circa ed è la volta dell’attesa entrata di Stick Men, progetto creato da Tony Levin ed affiancato dall’altro compagno crimsoniano, Pat Mastelotto. I due sono spesso assieme nella proficua collaborazione con il California Guitar Trio. Completa il fantastico trio Markus Reuter, chitarrista di notevole spessore, appartenente alla galassia di Robert Fripp e già stretto collaboratore di Mastelotto nello sperimentale progetto Tuner. Il musicista tedesco porta in dote nel gruppo, grande capacità tecnica e di ricerca sonora. Ne è un esempio la Touch Guitar® da lui ideata, evoluzione del Chapman Stick imbracciato da Levin e “cugina” della Warr Guitar di Trey Gunn.

Il trio presenta in questo tour buona parte del nuovo lavoro Deep, disco più movimentato e godibile rispetto al precedente lavoro Open, orientato verso una forma più ambientale e di sperimentazione. Il live si apre con la potente “Nude Ascending Staircase” in cui Levin e Mastelotto sostengono il moto ritmico mentre dall’altra parte Reuter si sovrappone con l’imponente suono frippiano della sua Touch Guitar. Si continua con altri due pezzi del nuovo disco, il cadenzato e tagliente riff di “Hide The Trees” e l’evocativa “Crack In The Sky”, presentata e cantata da Levin in italiano (per l’occasione, ribattezzata “Uno Spiraglio nel Cielo”). Nonostante si schernisca, il bassista statunitense non se la cava affatto male con la lingua.

Il lavoro di Mastelotto con le sezioni elettroniche è notevole, ma è un aspetto già noto, in quanto apprezzato proprio per la sua notevole capacità di coniugare attrezzatura classica con un forte impiego di pad e loop. Non dimentichiamoci di Reuter, dotato di tecnica superiore, dedito instancabilmente a modulare il suono con il proprio laptop e pedaliere, ottenendo davvero un gran lavoro per quanto concerne l’amalgama melodica e sonora.

Durante la serata c’è spazio anche per un po’ di nostalgia crimsoniana-frippiana, ecco servita subito la ruvida “Breathless” estratta dall’album Exposure di Fripp (brano che anni dopo ripreso e destrutturato in Vrooom dallo stesso musicista inglese), la riarrangiata “Vrooom Vrooom” risalente a Thrak, album in cui i King Crimson sperimentarono la formazione del double trio, pur non ottenendo pienamente la potenza ed espressività sperata. Si torna negli anni ’80 con la monolitica “Industry”, estratta da Three of A Perfect Pair, disco che segnò il secondo scioglimento dei KC. Non mancano ampi spazi improvvisativi nel brano bonariamente presentato da Levin come “The Lanciano Improv” e nella successiva “Open Pt.3”, ove si torna ad un approccio maggiormente orientato a ciò che si dice “flusso di coscienza”. Levin ricorre, inoltre, all’impiego dell’archetto per estrarre suoni più fluidi dal proprio Stick. Qui il gruppo innesta all’interno dell’improvvisazione il brano “Horatio”, estratto sempre da Deep.

La seconda parte della serata scorre davvero rapidamente, con la presentazione della bellissima “Whale Watch” , una sorta di omaggio/descrizione musicale al trionfale movimento delle balene, davvero ben descritto con la musica. C’è ancora spazio per omaggiare Stravinsky con la riproposizione della suite “Firebird”, ovviamente riarrangiata in chiave elettrica.

Siamo ormai al termine, il pubblico visibilmente soddisfatto chiede ancora un brano ed eccoli accontentati con la graffiante “Larks’ Tongues In Aspic pt.II” che conclude una serata davvero molto particolare, insperata e che personalmente ha creato un po’ di stordimento e d’incredulità. Trovarsi tre musicisti che adori, di assoluto spessore, nella propria città, poco abituata a questo tipo di proposta musicale è veramente una piacevole sorpresa. Senza dimenticare la notevole disponibilità da parte dei tre, che dimostrano grande umiltà ed interazione con i propri sostenitori.

Grazie ancora agli organizzatori, è stato un bel salto di qualità, ci voleva veramente. Peccato per chi è mancato.

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